Abbiamo voluto comparare (vedi documento in fondo all'articolo) la situazione della mobilità ciclistica di altre città, sia italiane, il cui confronto penso sia più idoneo al momento, sia però anche con altre realtà europee, alle quali dobbiamo sicuramente guardare per riallineare le nostre situazioni su condizioni che rispecchino le attuali esigenze delle nostre città.
Rispetto a quelle europee dobbiamo dire che non abbiamo indicato molti parametri perché, altrimenti, ci sarebbe voluto uno spazio idoneo per indicare tutto quello che viene realizzato a favore della bicicletta, ma che potremmo raggruppare sotto l’unica voce di “moderazione del traffico”.
Naturalmente abbiamo scelto città virtuose sotto questo aspetto, ma ci sono moltissime altre città che si stanno adeguando velocemente e che non sono state citate, anche per mancanza di spazio. Bisogna infatti sottolineare che anche queste citate sono in continua evoluzione positiva, nel senso che la fotografia scattata riguarda naturalmente questo preciso momento, ma sappiamo che tutte sono un fase evolutiva verso situazioni ancora più favorevoli alle condizioni di ciclabilità.
Oltre quindi, ad avere condizioni di assoluto vantaggio per la mobilità ciclistica, ci sono progetti a breve che miglioreranno ulteriormente queste situazioni, già particolarmente positive. Molte di queste città hanno firmato la “Carta di Bruxelles”.
Carta di Bruxelles
Sottoscritta da 27 città europee e da Portland (U.S.A.) il 15 maggio 2009 nella giornata di chiusura della XV edizione di Velo-city 2009. impegna i firmatari a sollecitare il Parlamento europeo a promuovere politiche che portino nel 2020 all’uso abituale della bicicletta dal 5% al 15% e a ridurre del 50% gli incidenti mortali che colpiscono i ciclisti.
Non abbiamo citato ad esempio la città di Treviso che oltre ad avere già una mobilità ciclistica invidiabile, si è dotata di un biciplan di tutto rispetto che porterà la città ad avere una particolare attenzione verso chi sceglie di muoversi quotidianamente in bicicletta.
I parametri presi in considerazione sono naturalmente i chilometri di piste ciclabili, ma anche le rastrelliere per biciclette, i posteggi custoditi e no, il bike sharing, la moderazione del traffico particolarmente preso in considerazione nelle città europee.
E gli investimenti corposi, anche nelle nostre città italiane, rivelano una volontà precisa che rivoluziona tutto un modo di pensare ormai superato, che vedeva favorire solo una certa modalità di trasporto.
Ora, qui non si pretende di avere domani mattina, a Monza, che ha circa 30 chilometri di ciclabili, tutto realizzato a favore della mobilità ciclistica. Quello che ci aspettiamo sarebbe un cambio di passo, almeno dichiarato e messo nero su bianco, per poi recuperare tutto il tempo perso, rimboccandosi le maniche per realizzare finalmente strutture che mettano i cittadini/ciclisti monzesi in sicurezza, prima di tutto, e per la realizzazione di interventi a tutto campo, che rendano piacevole il muoversi con la propria bici, con i numerosi vantaggi che tutti conosciamo.
Massimo Benetti - MONZAinBICI-FIAB
P.s. dati presi dal libro “Rivoluzione Bicicletta” di Silvia Zamboni, Edizioni Ambiente




