Impronta ecologica è un termine con cui si indica l’impatto che ogni individuo ha sulla Terra. L'impronta ecologica è un indice statistico che indica quanto territorio biologicamente produttivo viene utilizzato da un individuo, una famiglia, una città, una regione, un paese o dall'intera umanità per produrre le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti che genera.
Questo metodo è stato elaborato dall'ecologo William Rees della British Columbia University e poi approfondito, applicato e largamente diffuso da Mathis Wackernagel, oggi direttore dell'Ecological Footprint Network. Esso consente di attribuire, sulla base dei dati statistici di ogni paese e delle organizzazioni internazionali, un'impronta ecologica di un certo numero di ettari globali pro capite come consumo di territorio biologicamente produttivo.
Confrontando l'impronta di un individuo (o regione, o stato) con la quantità di terra disponibile pro-capite (cioè il rapporto tra superficie totale e popolazione mondiale) si può capire se il livello di consumi del campione è sostenibile o meno.
Secondo i dati del 2007, la superficie e le aree marine biologicamente produttive a disposizione dell’uomo su scala mondiale è pari a 1,8 ettari pro-capite. Questi 1,8 ettari sono quindi il valore di riferimento per mettere a confronto le impronte ecologiche delle differenti popolazioni e calcolarne la loro sostenibilità
Sempre secondo i dati del 2007 l’Impronta Ecologica mondiale è di 2,7 ettari di superficie a persona. Questo dato - insostenibile perché superiore alla capacità ecologica disponibile pro capite - deve far riflettere se si considera che rappresenta solo un valore medio tra i diversi Stati e che nasconde, quindi, una più o meno accentuata iniquità tra questi.
L’Italia ha un’impronta ecologica (sui dati 2007) di 5,0 ettari globali pro-capite con una biocapacità di 1,1 ettari pro-capite, e quindi un deficit ecologico di 3.8 ettari pro-capite. Per sostenere i consumi nazionali abbiamo, quindi, bisogno di una superficie pari a 4,5 volte quella realmente disponibile. Il nostro deficit ecologico è, quindi, colmato utilizzando la natura e le risorse di paesi che hanno un impronta ecologica ancora “in attivo”. I paesi più ricchi, infatti, hanno un consumo di risorse ed una produzione di rifiuti più elevata di quella dei paesi poveri per cui questi ultimi vedono parte delle loro terre “sfruttate” e “consumate” delle popolazioni ricche.
Se tutti gli esseri umani avessero un'impronta ecologica pari a quella degli abitanti dei paesi "sviluppati" non basterebbe l'attuale pianeta per sostenerla: nel 2050 ce ne vorrebbero due di pianeti, se continuerà l’attuale ritmo di consumo di acqua, suolo fertile, risorse forestali, specie animali tra cui le risorse ittiche. Soprattutto nei paesi sviluppati, quindi, dovremmo ridurre il nostro peso sull'ambiente e sulle risorse del pianeta, così da ridurre la nostra impronta ecologica.
Ma come è possibile calcolare, almeno approssimativamente, l'Impronta Ecologica? Per fare ciò si mette in relazione la quantità di ogni bene consumato (es. cereali, carni, frutta, verdura, pesce, ecc.) con una costante di rendimento espressa inchilogrammi per ettaro. Il risultato è una superficie.
Per calcolare l'impatto dei consumi di energia, invece, essi vengono convertiti in tonnellate equivalenti di anidride carbonica, ed il calcolo viene effettuato considerando la quantità di terra forestata necessaria per assorbire le suddette tonnellate di CO2.




